Illuminare il Santuario di San Luca, quando la luce diventa racconto
Abbiamo avuto l’occasione di incontrare la lighting designer Giordana Arcesilai per parlare dell’illuminazione del Santuario della Beata Vergine di San Luca a Bologna. Ne è nata una conversazione che racconta come la luce possa trasformare la percezione di un luogo senza alterarne l’identità.
DA SIMBOLO A SPAZIO VISSUTO
Per chi vive a Bologna, il profilo del Santuario domina la città dall’alto dei suoi 300 metri, un riferimento visivo e affettivo e meta di pellegrinaggio.“Prima era un segnale, poi ho capito cosa custodisse davvero”, racconta Giordana.
All’interno si rivela un patrimonio ricchissimo, pitture seicentesche, pale d’altare, stucchi, marmi e dorature che chiedono attenzione e misura, la prima trasformazione, prima ancora che luminosa, è stata imparare a leggere ciò che il luogo custodisce. “È stato un percorso di scoperta bellissimo”, aggiunge, e si percepisce subito che la trasformazione principale è stata percettiva, non solo luminosa.
DUE ANIME E UNA REGIA
Il Santuario ha due spazi distinti, la grande cupola centrale, avvolgente e luminosa, che invita al movimento, e il presbiterio più raccolto e solenne, che custodisce l’icona e rappresenta il cuore liturgico.
“È stato come lavorare su due monumenti diversi”, racconta Giordana.
“Per le colonne con capitelli dorati abbiamo scelto una luce calda, quasi come l’oro che li caratterizza, per far emergere la loro solennità senza forzare lo sguardo”
Il progetto ha rispettato questa dualità costruendo una regia luminosa capace di accompagnare la vita liturgica senza forzature. La luce non doveva stupire, ma sostenere il rito e restituire equilibrio all’insieme.
Nel tempo l’illuminazione era diventata stratificata, luce su luce. Qui il lavoro è stato l’opposto, sottrazione e ascolto, anche della luce naturale.
Valorizzando le superfici verticali, cappelle, pale, gruppi e scultorei, sono emersi dettagli prima poco percepibili. Come ha sottolineato il cardinale Matteo Zuppi durante l’inaugurazione: “Finalmente non è un campo sportivo. È una casa.”
TECNICA E VISIONE
Parlando con Giordana, la parte tecnica non appare mai fredda. Quote complesse, superfici storiche delicate, necessità di integrare gli apparecchi senza invadere l’architettura, ogni scelta è stata pensata con precisione.
La collaborazione con Exenia ha permesso di tradurre queste esigenze in soluzioni invisibili ma efficaci, con apparecchi piccoli, fasci precisi e temperature modulabili. “La doratura barocca aveva bisogno di una luce solenne”, racconta, e ogni dettaglio, dai 180 apparecchi puntati uno a uno alle staffature speciali, è stato studiato per far emergere la bellezza del luogo senza spettacolarizzarla.
Alla domanda se fare luce significhi illuminare o raccontare, Giordana risponde senza esitazione: “Raccontare”. Raccontare significa creare gerarchie, guidare lo sguardo e accompagnare la liturgia senza invadere lo spazio. Oggi, entrando nel Santuario, non si percepisce un effetto scenografico ma un’atmosfera coerente e accogliente, dove la luce restituisce senso e profondità.
Chi è Giordana Arcesilai
Architetto e lighting designer bolognese, Giordana Arcesilai lavora come libera professionista dal 2000 e si occupa di valorizzazione architettonica di monumenti e spazi urbani, con progetti in Italia e all’estero, tra cui l’illuminazione di chiese storiche, spazi pubblici e edifici civili.
Con esperienza nel product design e una formazione specialistica, adotta un approccio che unisce rigore tecnico e capacità narrativa nell’uso della luce, trasformando gli spazi senza alterarne l’identità. Il suo stile si riconosce nella capacità di raccontare attraverso la luce, creando esperienze percettive coerenti e coinvolgenti.
🎥 Guarda l’intervista completa a Giordana Arcesilai
