Casa Buonarroti

Il progetto illuminotecnico nasce dall’esigenza di valorizzare le opere esposte e le emergenze artistiche e architettoniche, con particolare attenzione alla conservazione dei materiali fotosensibili. La luce è stata studiata per restituire fedelmente colori, volumi e profondità, mantenendo livelli controllati per prevenire qualsiasi rischio di deterioramento.

Fin dalle prime fasi, l’intervento è stato sviluppato nel rispetto dei vincoli imposti dal contesto: in molti ambienti, infatti, pareti e soffitti risultano completamente affrescati o decorati, limitando fortemente le possibilità di installazione. Questo ha richiesto un approccio non invasivo, capace di integrarsi con discrezione nell’architettura esistente.

L’intervento ha interessato diverse sale tra cui la Sala di San Lorenzo, la sala dei bassorilievi, la Galleria, la sala dei disegni e il Noli me tangere sviluppandosi per fasi e includendo anche il relamping dell’ingresso e l’illuminazione delle aree dedicate alle mostre temporanee.

La soluzione adottata si basa su sistemi a bassa tensione (48V) e apparecchi miniaturizzati, scelti per ridurre l’impatto visivo e contenere l’abbagliamento grazie a ottiche arretrate. La luce è stata modulata tramite tecnologia Casambi, consentendo la creazione di scenari differenti, in grado di accompagnare le visite guidate e costruire una lettura dinamica delle opere.

Nella sala Noli me tangere, l’utilizzo di proiettori con sagomatore ha permesso un controllo preciso del fascio luminoso, enfatizzando singole opere con effetti scenografici mirati. Nella sala dei disegni, la maggiore flessibilità dello spazio ha consentito l’adozione di sistemi a sospensione e soluzioni di luce diffusa e controllata per l’illuminazione della teca, realizzata appositamente dal museo.

La sfida più complessa ha riguardato la Galleria, uno spazio riccamente decorato e di dimensioni contenute, in cui l’impossibilità di intervenire su pareti e soffitto ha richiesto una soluzione su misura. Gli apparecchi sono stati integrati in un carter sviluppato appositamente lungo i lati della passerella, progettato per consentire l’orientamento dei corpi illuminanti, proteggerli da urti accidentali e minimizzare l’abbagliamento dei visitatori grazie allo studio dell’inclinazione della copertura.

Il risultato è un equilibrio tra valorizzazione estetica e tutela conservativa, la luce accompagna il visitatore, definisce gerarchie visive e restituisce pienamente il valore delle opere, senza mai interferire con l’architettura.

Luogo
Firenze, Italia
Tipo di progetto
Museo
Fotografo
Officine Fotografiche